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La Storia, le Origini

“Quando il bere diviene cultura”, una frase semplice che però racchiude un’etica professionale di viticultori che da più di due secoli si dedicano con amore e serietà a questa vocazione agricola. 
Questi comprensori sono fregiati dalla denominazione di origine controllata e garantita D.O.C.G. Montello, Colli Asolani e Valdobbiadene - Conegliano. Queste zone hanno infatti delle caratteristiche estremamente interessanti da un punto di vista di produzione vinicola. Una particolare composizione del territorio argilloso e a medio impasto con fondo ghiaioso; una fortunata esposizione climatica. Due componenti che creano delle condizioni idrogeologiche ottimali soprattutto lungo la cosiddetta “Costa d’oro del Montello”, le colline asolane e la Pedemontana Valdobbiadenese. Grandi vigneti di prosecco, peréra, bianchetta, boschéra, carmenére, cabernet, merlot, disegnano questi pendii e le pianure sottostanti. Nei vigneti sulla collina prospiciente Montebelluna, zona Mercato Vecchio, è presente un altro vitigno ormai anomalo per questa zona, è l’uva peréra; vitigno di antico innesto e non più riscontrabile in termini di produzione vinicola. Uva dal gusto intenso, fruttato, simile appunto al frutto del pero. Con la bianchetta, garganega, peréra e il nostro prosecco autoctono, viene vinifi cato il cosiddetto "Prosecco Antico".

  

La sede di Valdobbiadene

 

 

Palazzo Guarda, nella piazza centrale di Valdobbiadene, rappresenta un monumento della nostra storia, creato e protetto dalla nostra famiglia da ben 32 generazioni.

Qui nelle antiche cantine sotterranee "Caneva Longobardorum, il trisnonno, Giovanbattista Guarda, creava nel 1860, un vino particolare ed unico chiamato Santo Granato.


 

 

 


L'accoglienza come Arte

Entrando nella barchessa della Villa, ebbi una vibrazione speciale, profonda, e me ne innamorai senza riserve. Abbandonata da trent'anni, l’antica barchessa Bressa (era nata come cantina nel lontano 1540), vuota, recava i segni di interventi trascurati e frettolosi: intonaci scrostati sopra la bella muratura di sassi, imbiancature a calce sulle travi di legno, controsoffitti di cartone.

Non mi spaventarono le ragnatele, né l'odore di chiuso, né l'umidità delle pareti, le cui finestre erano state murate; mi affascinò l’idea (forse la sfida) di riportare l'edificio alla destinazione originaria. Ebbi come una folgorazione, e ‘vidi’ con la fantasia un ambiente valorizzato da un recupero rispettoso e amorevole, che ne esaltasse le antiche funzioni e aprisse spazi anche a moderni utilizzi.

  

 

La notte stessa mi misi alla scrivania e, nelle ore del silenzio, lavorai al mio progetto. Disegnai e concepii fino ai dettagli quella che doveva diventare l'attuale particolare realtà: un Centro eno-culturale, un luogo magico e accogliente in cui la cultura del vino si sposasse al libro e alle risorse culturali e artistiche del territorio. Al vecchio edificio aggiunsi ben poco - la Villa e il Parco sono monumento nazionale - ma orientai l'intervento verso un lavoro di pulizia che riportasse la barchessa all'aspetto primitivo.

Ecco quindi riapparire la Bottaia e la Tinaia cinquecentesca con l'antico torchio, realizzati sotto il livello di campagna di quasi un metro e mezzo, il Salone degli Arazzi, la Sala Conferenze, la Cedraia e l'area Catering nell'Ala seicentesca. Un momento importante che ancora vive in me nel ricordo di una forte emozione fu quando demolimmo le tamponature delle finestre al lato Nord.

Una luce, una luce speciale postmeridiana inondò quegli antichi vani. Una luce che fendeva il buio dopo decenni di oblìo. Fu quasi una premonizione di una nuova vita, l'inizio di un nuovo destino benigno.

 

I sapori della memoria

I l percorso della conoscenza di un uomo è da sempre caratterizzato da esperienze dirette, a volte mediate od anche interposte; momenti vissuti in varie età ed in contesti diversi. I profumi, le luci, le atmosfere, i sapori, l’impalpabile sensazione di un attimo, si sedimentano nel nostro spirito. Irrefrenabili, con il tempo, emergono i ricordi che una memoria attenta e liberatoria, ricompone come colori su una tavolozza.

Atto creativo istintivo e divinatorio.Il segno, lo studio pittorico nel disegno dei grandi del Rinascimento, come vera creazione artistica, rappresenta un modello di bellezza e di apicità che esprime appieno questa ricerca di prodotti unici.

Un percorso che conduce ad un evolversi della materia, sublima prodotti e sensazioni, approdando concretamente ai “Sapori della Memoria”.

Quando mi sono proposto di offrire ai miei clienti-amici la nuova linea Capolavoro®, è emersa di getto la necessità di condividere alcune emozioni, ricordi, profumi, immagini dei miei cinquantanni di vita e di totale immersione nel mondo del vino.

Ecco la ricerca per recuperare concretamente la aromaticità del prosecco antico, dove la bianchetta, la gargànega, la peréra di collina erano componenti essenziali in un uvaggio a base uva prosecco tondo. Aromaticità, fruttosità, un’identità e specifi cità forte e immediata che rendeva il prosecco, in tutti i suoi derivati, riconoscibile.

Così pure per il Rosso Autoctono, l’aver selezionato uve antiche come il carmenèr, il malbeck, il raboso fatto passire in pianta, ha signifi cato riproporre, senza l’uso del legno, un prodotto dove il frutto e il territorio emerge tumultuoso. La botte spinata nella càneva e i suoi profumi sono stati sicuramente la musa ispiratrice.